Samuele Marino un animo vintage e un corpo da venticinquenne. Pelle color caramello, capelli neri corvino, piemontese di Pettinengo con tutte le sembianze di un latinoamericano. Un animo che traspare di arte e amore per i cani. Il volontariato lo porta in giro per il mondo, dapprima in Spagna, ora a fare il Servizio Civile con me in Croazia.
Samuele è un’artista e io mi trovo bene con gli artisti, tanto da rendere questa intervista un flusso di coscienza tra ciò che siamo e quello che vogliamo trasmettere.
Quando hai capito che la fotografia in bianco e nero è il tuo mezzo di espressione?
Da piccolo mi ero fissato sull’idea di volere un bel telefono per fare fotografie. Volevo catturare ampi spazi aperti, i paesaggi; amavo i tramonti. L’amore per il colore ha lasciato spazio al bianco e nero. Credo che abbia cominciato ad amarli quando in un cassetto di casa ho trovato una macchina fotografica vintage; questo segnale mi ha portato ad abbandonare il colore.
Da poco avevo venduto una macchina fotografica per prendermi un telefono per scattare le foto. Quella macchina vintage è stata un segno. La fotografia è entrata nella mia vita in modo naturale.
Perché non il colore?
Trovo che il colore distragga, porti l’attenzione altrove. Il bianco e il nero esaltano le luci e le sensazioni, creando un’atmosfera sospesa tra realtà e fantasia. I miei occhi vedono a colori ma vorrei avere degli occhiali per vivere la vita in bianco e nero. La scienza non è ancora arrivata a questo.
Cosa ti piace fotografare?
Mi piace fotografare gli oggetti strani, lontani da ciò che crediamo sia il mondo reale. Poi scatto solo quando non c’è confusione. In mezzo alla folla non tiro mai la macchina fotografica dalla custodia. Trovo ispirazione solo quando sono solo a guardare le cose. Amo le sedie, sono le mie muse. Poi amo le mani, come si intrecciano, cosa esprimono; così come gli oggetti inanimati per la strada come le ruote e i camion.
Di che materiale prediligi le sedie?
Quelle di plastica dei bar ma credo che tutte abbiano la propria storia. Le sedie hanno un lavoro di responsabilità, sono umili, attendono di fare il proprio lavoro con dedizione. Sono costanti e varie come gli esseri umani, ogni sedia ha caratteristiche differenti.
Del tuo Portfolio mi fanno impazzire i ritratti ma tu non sei della stessa idea.
I ritratti non mi danno le stesse sensazioni degli oggetti, non riesco a entrare in sinergia con l’ambiente. Nella mia visione della fotografia, gli oggetti sostituiscono le persone.
Qual è stato il primo scatto di cui sei davvero soddisfatto?
Faccio un check, primo scatto, dici? Penso fosse… continua a pensare. Ho detto “va là che bello”. La prima che mi viene in mente?! Continua a cercare. Ecco, questa che ritrae mia sorella con i cani; eravamo arrivati alla fine di una camminata e c’era la nebbia che faceva atmosfera. Qui è iniziato tutto; c’è stato uno spartiacque. L’avevo fatta, in un momento di transizione, con l’Iphone.
Quando è stata scattata questa fotografia?
Giugno 2022.
Ci sono fotografi o artisti che ti hanno influenzato?
Mi ispiro a Luigi Ghirri per la composizione mentre a Gabriele Basilico per il bianco e nero. Consiglio su Ghirri un documentario di Rai Play, narrato da Stefano Accorsi con una delicatezza infinitesimale.
C’è un messaggio o un’emozione che cerchi sempre di trasmettere?
La mia intenzione non è quella di lasciare un messaggio. La fotografia si sovrappone a tutto, è parte del mio linguaggio.
È un linguaggio che non vuole esprimere un messaggio.
Tutto quello che faccio è un flusso non ha spiegazioni.
Come descriveresti il tuo stile a chi non conosce il tuo lavoro?
Vorrei utilizzare un termine altisonante, ti direi malinconico.
Che ruolo ha l’osservazione nella tua fotografia? Com’è il tuo occhio grafico?
Mi concentro sui dettagli, alla ricerca di una visione ristretta della realtà. Ti dirò che questa seduta mi fa riflettere sul come faccio le cose. Sì, i dettagli. Ritagliare uno spazio per renderlo unico. Prima amavo fotografare i panorami, comprendevano un ampio spazio.
Ora ricerco le piccole cose, i dettagli che fanno la differenza, i quali rendono la fotografia una fantasia. Se vogliamo dirlo in chiave poetica, prima guardavo una foresta, in un’immensità di alberi che si affacciano all’orizzonte, ora mi concentro su una singola foglia.
Ti ispiri più alla realtà o alla fantasia quando scegli cosa fotografare?
Il fantastico nella realtà. Trovo che nella realtà ci siano tanti elementi surreali che nella vita di tutti i giorni non riusciamo a mettere a fuoco; la realtà stessa è una favola.
Come percepisci il tempo nei tuoi lavori fotografici?
Avevo letto da qualche parte che il movimento è la cifra stilistica del tempo.
C’è un progetto fotografico futuro a cui stai pensando?
Ora vorrei concentrarmi su uno stile fotografico di fotografie mosse. Ricollegandomi al tema del tempo, mi piace inserire elementi a posteriori: in questo filone fotografico i puntini rappresentano atomi che seguono le linee e le strisce del movimento, evidenziando linee altrimenti invisibili.
Un consiglio o una riflessione aggiuntiva che desideri lasciare?
Ah no, consigli non ne do. Non sono nessuno, direi: concentrarsi più sulla realtà.
Parliamo di quella realtà che sa di fantasia o di oggettività?
Sulla realtà oggettiva, che in realtà è soggettiva. Viviamo nell’illusione che il mondo sia oggettivo ma i nostri occhi non lo sono.
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Ve se ama,
Ale
È molto interessante capire la visione degli artisti 😍
Un articolo davvero intenso, capace di trasmettere passione autentica e amore profondo per le proprie passioni. Complimenti sia all’autrice per la sensibilità con cui ha raccontato, sia a Samuele per la sincerità e la forza che traspare dalle sue parole.