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Salam aleykoum, sorella, ti è mai capitato di non poter pregare la preghiera del venerdì perché non c’è spazio per le donne?

Perché quello spazio dedicato alle donne viene utilizzato dagli uomini?
Mentre ci dicono che per loro è obbligatorio, ci stanno togliendo i nostri diritti.
Dobbiamo ingoiare un boccone avvelenato e accettare.
Questo per la preghiera del venerdì.


Ma quando l’obbligo si estende alla preghiera dell’Eid?
Ai tempi il Profeta sallahu wa sallam disse che le donne possono pregare in moschea (Sahih al-Bukhari 900 un esempio) .

Io non ci sto.
Invito alla lotta (pacifica) tutte le sorelle e fratelli, nelle loro comunità, a fare presente che, ove non vi diano gli spazi per pregare, bisogna lasciare un angolo per le donne.

Per avere possibilità di scelta, essere viste, incluse, riconosciute così come l’Islam comanda.


Toglierci lo spazio è toglierci la possibilità di scelta.
Escluderci dalla partecipazione.
Dal sentirci vicine al nostro Creatore nel momento più importante della settimana.
Dal poter fare duaa tra il sermone e la preghiera, affinché le nostre preghiere siano maggiormente accettate.

Ho pregato in diverse moschee nel mondo.
E ho visto come, in molti contesti, la presenza della donna è marginalizzata.

la parte degli uomini gode di luce, finestre, ampi spazi, comodità.
La parte delle donne è un sotterraneo, chiuso alla luce, appartato.

Spesso con scale, senza ascensore.
E quindi chi paga il prezzo?
Donne anziane, donne con disabilità, mamme con bambini.

In altri casi invece esistono spazi curati, luminosi e accessibili.
Si percepisce equilibrio, democrazia!

Questo dimostra che non è una questione religiosa.
È una questione di scelte.

Chiedo alle mie sorelle: lottiamo per i nostri spazi.

Che ci siano concessi sempre per pregare.
Che siano belli, luminosi, come quelli degli uomini.
Se vogliamo rappresentare l’Islam, facciamo vedere al mondo cos’è l’inclusione.

Gli spazi sociali che viviamo influenzano le nostre relazioni, chi siamo, cosa vogliamo essere e cosa vogliamo raggiungere per gratificare il nostro Signore.

Sorelle, non lasciamoci ingannare da chi dice che le donne tanto non vanno a pregare, che non ci sono.

Il sistema è come un cerchio: se ci privi degli spazi, se non ci concedi sicurezza, saremo meno propene a a essere presenti negli spazi religiosi.

Lasciamo le aule delle donne aperte.

Non obbligateci a citofonare, chiamare in continuazione perché la parte delle donne è chiusa al pubblico e dobbiamo chiamare sulla luna affinché qualcuno apra.

Immaginate un uomo che prima di andare a pregare deve chiamare tutti i numeri, citofonare, pregare che qualcuno risponda, e poi arrivi ad aprire il portone perché è chiuso “perché non ci va nessuno”.

Ho perso il conto di quante volte mi è successo.

Questa cosa deve finire.

Lottiamo pacificamente, sorelle.
Facciamo sentire la nostra voce.

Riprendiamoci gli spazi.
Perché senza spazio, non c’è scelta.
E senza scelta, non c’è presenza.

Lotta pacifica aperta anche agli uomini.

Mo ce ripigliamm’ tutt’ chell che è ‘o nuost

Barakallahu fik/i,
Ale