Conosco Carmine al GMI, un’associazione di giovani musulmani di “promozione sociale, di cittadinanza attiva e valori islamici”. Le attività proposte creano un ambiente sereno di dibattito e riflessione, si prega insieme e alla fine di ogni incontro si condivide una merenda. Organizzano anche uscite all’aperto, dividendo i gruppi tra ragazze e ragazzi.
Carmine ha la barba, un carattere grintoso alimentato da ideali politici e religiosi, che lo caratterizzano come una persona capace di trasmettere messaggi di cambiamento.
Penso che Carmine sia un adulto, sia nei modi che nelle fattezze, ma quando scopro che è ancora minorenne, lo stupore lascia spazio alla curiosità.
Nel mio liceo di provincia c’erano alcune personalità come Carmine ma con una netta distinzione tra politica e religione, l’ultima considerata di scherno. Le vedevo come figure politiche laiche, mentre Carmine ha due fuochi che divampano di forza allo stesso modo.
Nella religione le intenzioni devono essere chiare, così vi comunico le mie.
Lo scopo di questa intervista è di farvi conoscere un ragazzo giovanissimo, convertito all’Islam e votato alla politica, che sia un modo dal quale possiate trarne ispirazione.
Io di giovanissimi vorrei vederne sempre di più così attivi sia nel campo politico che religioso islamico.
Qui la Sardone ha avuto un mancamento.
Carmine e io condividiamo una conversione avvenuta in età adolescenziale. Io mi sono convertita ai miei sedici anni, lui a quindici; entrambi siamo italiani e abbiamo il babbo che un giorno sì e l’altro pure, alzerebbe il braccio e sorriderebbe a un passato di botte e ricino.
Mi racconti della tua conversione?
Mi sono convertito ufficialmente poco prima dei 15 anni, ma era già da almeno un annetto che studiavo l’Islam.
Avevo iniziato in maniera molto informale tra amici, preparandomi in vista di alcuni dibattiti che avrei avuto sull’Islam. Più studiavo le argomentazioni da smontare, più mi interessava l’etica islamica. Lessi “Il lecito e l’illecito nell’Islam”.
Quanto ti senti cambiato dopo avere accettato l’islam? Come sono cambiate le persone intorno a te?
I pochi amici che ho mantenuto da prima della mia conversione sono testimoni di quanto io sia cambiato. Ero a grandi linee (avevo 14 anni, la mia etica non è che fosse così ben definita), un neo liberale ed un relativista etico, che nella pratica credo significhi che ero una persona abbastanza egoista, che valutava il proprio valore usando la propria popolarità come unità di misura.
Dopo la conversione ho iniziato a seguire principi più stabili, che col tempo ho fatto miei. Politicamente questo sincero interesse a fare la cosa giusta mi ha portato più a sinistra.
Come vivi l’Islam nella tua quotidianità da convertito in un paese che fatica ad accettare l’islam?
Non so quanto cambierebbero le cose nella quotidianità all’interno di un ipotetico califfato.
Non mi capita spesso di essere preso in giro per la mia religione, e non fatico a trovare amici praticanti. Devo dire, però, che negli ultimi mesi mi è capitato più spesso di ricevere provocazioni riguardanti la mia fede, probabilmente a causa della mia barba lunga, da sconosciuti per strada.
I tuoi amici e compagni come hanno visto questa tua scelta? Tu come hai preso la loro?
Penso che l’abbiano considerata inusuale, non molto di più.
Vorrei mi parlassi del tuo rapporto con la politica, quando hai cominciato a occupartene?
Sono interessato alla politica da più o meno quando ho iniziato a parlare. Da piccolo leggevo le storie dei pentiti di mafia e dei giornalisti che la hanno combattuta. Nel periodo delle scuole medie ho iniziato a studiare la seconda guerra mondiale, anche se non sono sicuro di averlo fatto con l’occhio giusto (qui si spiega perché ero di destra prima della conversione). L’Islam da questo punto di vista ha cambiato tutto.
Il mio modo di analizzare il mondo che ci circonda non è cambiato dopo la mia conversione, ma è aumentata notevolmente l’importanza che do alla giustizia e al bene comune: se prima pensavo da individualista, e credevo di essere responsabile solo per me e per i miei cari, ora riconosco che il migliore tra i miei amici non deve essere privilegiato rispetto al più distante tra gli sconosciuti, non deve essere soggetto a favoritismi nemmeno da me.
Qual è la cosa che ti piace di più dell’Islam?
Tra tutti gli aspetti credo che quello che più risuoni in me sia l’aspetto sociale e collettivistico della religione. Sono interessato a come funzionano le tasse ed in cosa il governo le debba spendere, come si deve comportare nei confronti dei potenti, dei monopoli, degli ingiusti ecc.
C’è qualcosa che fai fatica ad accettare?
C’è sicuramente qualche regola che istintivamente mi viene più difficile seguire, ma credo che sia sbagliato parlarne apertamente. Non vorrei dare l’impressione di mettere in discussione la legittimità di queste leggi.
Perché ti piace la politica, nel senso più ampio che include anche l’attivismo e che consiglio daresti a chi non se ne occupa o è indifferente?
Perché ciò che va torna. Sempre. Il Profeta (ﷺ) diceva che non è un vero musulmano l’uomo che va a dormire sazio sapendo che il suo vicino non riesce a dormire per la fame, e ancora diceva che non è un vero musulmano chi non vuole per suo fratello ciò che vuole per se stesso.
Parlando di questi hadith, sheikh Baraa Elobeidi, imam della moschea di Cascina Gobba e professore dell’istituto Bayan, ha commentato che si può dire che non impegnarsi per il sociale sia haram, e un segno di debole fede.
Come concili l’Islam con la politica? Quanto influisce uno sull’altro?
È sicuramente l’Islam a influire sulla politica, nel senso che quello Islamista è il principio che guida tutte le decisioni che prendo nella vita pubblica. Non trovo difficile o contraddittorio occuparsi di entrambe nello stesso momento.
Il Profeta (ﷺ) era un rivoluzionario che predicava l’uguaglianza degli uomini, a prescindere dalla famiglia da cui questi venissero, in una società dove era inaccettabile. Per questo è stato perseguitato, ed infine ha addirittura guidato una rivoluzione che ha dato vita a quello che secondo me è uno dei pezzi più belli della storia umana.
Quello degli imperi Islamici è stato un periodo durato più di 1500 anni, dall’arrivo del Profeta fino agli Ottomani. Il loro regno non è stato perfetto e ha sicuramente avuto dei periodi bui, ma le terre degli imperi Islamici sono sempre stati luoghi in cui tutte le religioni Abramiche hanno potuto vivere in pace tra di loro (per esempio in Andalusia, sotto la Spagna Islamica, gli Ebrei svilupparono la loro religione e cultura tanto da chiamare quel periodo la loro età d’oro).
Con la prima guerra mondiale, invece, l‘Impero Ottomano già decadente è stato sconfitto, e le realtà arabe emergenti dopo la sua caduta sono state assoggettate velocemente dagli Inglesi e dai Francesi, bloccando qualsiasi movimento auto-determinista sul nascere. Oggi vediamo l’effetto del regno Inglese, Francese e poi Americano in queste aree.
Come prepari i tuoi discorsi?
Leggo molto giornali come Al Jazeera, Reuters, L’Internazionale, riviste e post di instagram come quelli di Cronache ribelli, VD, Cerveaux Non Disponibles e Siamo Zeta; che parlano di politica.
Soprattutto per questo non mi mancano mai buoni spunti da cui iniziare a fare le mie ricerche. Più si va avanti e più viene facile fare collegamenti, perché c’è sempre qualcosa che ho studiato per qualche kalima che però, alla fine, non ho usato.
Solitamente studio da Wikipedia, documentari o da persone che conoscono l’argomento meglio di me e che possono spiegarmelo dal vivo. Purtroppo dovendone fare settimanalmente non riesco ad attingere da fonti come saggi o altri libri, ma mi piace collegarmi a quelli che ho letto quando riesco.
Per molto tempo ho letto ad alta voce testi che mi sono scritto, ma sto provando a superare questa abitudine, per parlare più dalla memoria. Non ho ancora un metodo per questo: sto sperimentando.
Che consiglio daresti a chi si affaccia per la prima volta all’Islam?
Di non cadere nella trappola di pensare che l’Islam puro sia quello più lontano dai valori Europei. Temevo molto l’Occidentalismo, e prima di aver studiato abbastanza da prendere decisioni più consapevoli ho spesso ignorato addirittura il consiglio di alcuni sheikh, preferendo rifugiarmi in interpretazioni della religione che mi sembravano più pure solo perché più lontane da ciò che già conoscevo.
E alla politica?
Studiare. Non ciò che viene insegnato a scuola, ma ciò che è considerato “scomodo“. Perché i migranti hanno bisogno di venire qui e i lavoratori di scioperare? E perché oggi non lo si fa più? Cosa è stato fatto perché credessimo che la politica fosse inutile?
Quando dico studiare “non ciò che viene insegnato a scuola”, intendo dire che non ci si deve accontentare di ciò che viene detto riguardo la storia antica, né dare per buono ciò che si apprende sulla storia moderna.
Ad esempio, mentre è vero che i nazisti erano pericolosi e genocidari, a scuola non si spiega che gli Alleati si rifiutarono di collaborare con i Sovietici, preferendo trattare con la Germania nazista piuttosto che con i comunisti.
Se è facile nella seconda guerra mondiale individuare dei buoni e dei cattivi, è sbagliato portare la stessa distinzione nella prima, dove sia l’Intesa che i Poteri Centrali erano in cerca di potere, senza altri moventi dietro le loro ambizioni.
A scuola si parla velocemente della guerra fredda, ma non si parla a fondo delle atrocità che gli Americani hanno commesso in Vietnam ed in Corea, o dei quasi infiniti esempi di dittatori fascisti messi al potere dagli Stati Uniti con colpi di stato in paesi troppo vicini al Comintern (l’alleanza dell’Unione Sovietica) nell’America Latina (per esempio l’ascesa di Pinochet contro Allende).
Se la formazione scolastica per quanto riguarda la storia moderna è decisamente distorta, trovo invece che la storia antica sia particolarmente utile. Soprattutto per l’esempio dell’Impero Romano, anche la formazione scolastica da l’occasione di vedere lo sviluppo di tutte le forme di governo: dalla monarchia, alla repubblica fino all’autoritarismo repubblicano (perché in teoria i primi imperatori dell’età imperiale non erano figure monarchiche); dà l’occasione di vedere rivolte riuscite e fallite, guerre civili, diversi sistemi fiscali.
Il tutto in un contesto dove abbiamo grandi quantità di dati che ci permettono di vedere nel dettaglio come funzionava la società, ma dove l’antichità degli eventi toglie la necessità di distorcere le informazioni a scopo di propaganda.
Sei giovanissimo e non mi capita spesso incontrare ragazzi così attivi sia dal punto di vista religioso che politico.
Nella tua cerchia di amicizie, si trovano altri ragazzi, giovani come te, che partecipano con la tua stessa passione sia alla forma politica che religiosa?
Mi piacerebbe darti una risposta più sorprendente, ma no. Ho pochi amici della mia età, la maggior parte hanno due o più anni di più. Condivido che siamo in pochi.
Che partito politico o filosofia di pensiero segui?
Il partito politico è Potere al Popolo. Credo sia la migliore tra le opzioni che abbiamo in Italia al momento. L’unico partito non extraparlamentare (e quindi l’unico che possiamo votare) che sia dichiaratamente anti-capitalista e che abbia reali possibilità di ottenere successo.
La filosofia politica è un po’ più complicata. Mi piace scherzare dicendo che ho stima per il marxismo-islamismo ma prende spesso declinazioni problematiche e blasfeme, quindi non direi di seguire realmente questa corrente. So per certo che il modello (parlo di sistema di ordinamento, non economico) dei Soviet russo sia conciliabile con l’Islam senza problemi. Credo che sarebbe un ottimo modello per la costruzione di una shurah Islamica in un neo-emirato.
In uno stato Islamico occidentale, sarebbe il grande esempio di ciò che molti Occidentali chiamerebbero il giusto mezzo tra la democrazia e la tecnocrazia. Economicamente sono radicalmente anticapitalista, ma rifiuto l’idea che questo faccia di me un socialista. Alla fine di tutto, l’unica etichetta che posso permettermi di accettare è quella di un Islamista.
Filosofo e libro preferito?
In assoluto Avicenna. A lui dobbiamo la “Dimostrazione del Veridico”, che mi ha portato alla conversione all’Islam. Ci sono altri come Ibn Rushd o Al Farabi, che scrisse ” La città perfetta”, lasciando una buona base di etica politica.
Anche se, come ho già detto, penso che il sistema dei soviet sarebbe più adatto al contesto moderno).
Tra i non musulmani, perdonandogli tutto ciò che condanno in quanto incompatibile con la mia religione, decisamente Leon Trotsky. Credo che il mio libro preferito sia “Il libro del Governo” di Nizam al-Mulk. Spiega i principi dell’etica Islamica politica attraverso racconti. Unico libro di 300 pagine che sia mai riuscito a finire in pochi giorni.
Con questa ultima domanda l’intervista si conclude, ringrazio Carmine per essersi dedicato a questa intervista avvenuta in modalità scritta e pubblicata con il suo consenso.
Per leggere altre interviste e per tornare al blog.
Salam aylekoum,
Ale.
